Bruxelles, 20 gennaio 2003. Con 33 voti a favore, 3 contro (tra cui Stati Uniti, Canada) e 17 astensioni (fra cui, almeno 6 dei 7 paesi membri dell'Unione europea che fanno parte della Commissione) la Libia è stata intronizzata questa mattina a Ginevra alla Presidenza della Commissione dei Diritti dell'Uomo dell'ONU.
Dichiarazione di Olivier Dupuis e Gianfranco Dell'Alba, deputati europei radicali
“Solo la determinazione di Stati Uniti e Canada ha evitato lo scenario che avrebbe dovuto accompagnare degnamente questo sberleffo alla dignità ed al buon senso, e cioè l'elezione per acclamazione. Come avviene di solito per gli uffici di Presidenza degli organi delle Nazioni Unite, infatti le nomine vengono effettuate su designazione dei gruppi regionali, senza passare da un voto formale in omaggio alla regola non scritta secondo la quale appunto Africa, America Latina, Asia, Europa e Nord America selezionano al loro interno i propri candidati. Quest'anno, la Presidenza della Commissione dei Diritti Umani spettava, in base ad un principio di rotazione, al Gruppo africano che ha designato, non senza un certo dissenso interno, il paese governato con mano di ferro da più di 30 anni da Muhammar Gheddafi.
Mettere la Libia alla Presidenza della Commissione dei Diritti Umani preposta a condannare i paesi che violano i più fondamentali diritti umani è di per sé uno scandalo. Ma ancor più scandaloso - come denuncia da settimane il Partito Radicale Transnazionale - sarebbe stato non opporsi ad una semplice ratifica, non aver chiesto – come hanno fatto Canada e Stati Uniti - di procedere ad un voto. Sia quindi reso omaggio agli Stati Uniti e al Canada. Viceversa, almeno sei dei sette paesi dell'UE membri della Commissione (Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Regno Unito e Svezia) hanno scelto, in silenzio, l'atteggiamento più ignavo, quello dell'astensione. Un loro diverso atteggiamento, un tantino più coraggioso e soprattutto più coerente con tante pronunce di incrollabile fedeltà alla tutela e promozione dei diritti umani, avrebbe potuto cambiare le carte in tavola, non lasciando soli o quasi il Canada e gli Stati Uniti, e avrebbe comunque reso più credibile, e visibile, l'azione dell'Unione europea.
In un momento cruciale della politica internazionale nel quale l'Europa, a partire dalla questione irachena, lascia intendere di voler far sentire una sua voce autorevole, non dubbitiamo che i Comandanti supremi, Rais e Dittatori ringraziano commossi.”
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